Nonostante la crisi che, nell’ultimo decennio, ha prodotto un inevitabile calo dei consumi delle famiglie italiane, diverse ricerche fotografano una situazione in cui la spesa privata per consumi di beni e servizi sanitari si è consolidata nel tempo, attestandosi sui 40 miliardi di euro.

Un dato significativo se si considera che ben un quarto della spesa sanitaria totale, che ammonta a circa 160 miliardi di euro, è finanziato privatamente.

In un paese come l’Italia, caratterizzato da un sistema universalistico di welfare, sarebbe fin troppo semplice scorgere segnali di arretramento del ruolo dello Stato nel garantire livelli adeguati di protezione sociale a tutti i cittadini.

Se da una parte questo è indubbio, è altrettanto vero che una componente di spesa privata cosiddetta out of pocket è fisiologica, e non patologica, poiché dipende da una variabilità di fattori legati, ad esempio, ai comportamenti di consumo o all’elasticità della domanda di beni e servizi sanitari rispetto al reddito.

In tal senso, l’aumento del consumo pro capite di beni e servizi sanitari è determinato in funzione del reddito, al pari di altri variabili quali l’area geografica di appartenenza, la numerosità del nucleo familiare, ecc.

Dati e evidenze ci aiutano perciò a interpretare meglio il contesto attuale, in cui l’aumento della spesa sanitaria non è riconducibile soltanto alla minore efficienza e funzionalità del sistema pubblico.

Gli italiani, dal momento che vivono più a lungo, hanno bisogni nuovi diversi e chiedono risposte in quanto consapevoli dell’incidenza vieppiù elevata di non autosufficienza, disabilità e patologie croniche, che impattano negativamente sulla loro qualità della vita.

Cresce, all’interno della contrattazione di II livello, lo spazio per il welfare aziendale e soprattutto per la sanità integrativa, unitamente ai servizi legati al work-life balance e alla cura degli anziani.

In particolare, dalle principali evidenze e dai consueti report annuali sullo stato del welfare nelle aziende italiane, almeno una PMI su 2 adotta oggi soluzioni di welfare per i propri dipendenti e collaboratori.

Se a ciò si aggiunge che il numero di assistiti da fondi sanitari aziendali e assicurazioni individuali è ormai prossimo agli 11 milioni, emerge uno scenario in cui i temi della salute, della prevenzione e del benessere, oltre ad alimentare il dibattito pubblico, si fanno sempre più largo nelle aziende e risultano essere i desiderata dei dipendenti.

Pertanto, in funzione dei nuovi bisogni e della conseguente capacità di dare risposta agli stessi, che si traduce in una riorganizzazione della rete di offerta di servizi sanitari e sociosanitari, è quanto mai necessaria una collaborazione tra l’attore pubblico e i soggetti privati che operano nel campo della salute, a tutela di un diritto universale e non disuguale.

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