Secondo le stime del Dipartimento di Salute Mentale pubblicate sul Sole 24 Ore di martedì 20 aprile, il dilagare del Coronavirus si porterà dietro un milione di nuovi casi di disagio mentale.

Il problema è che il Servizio Sanitario Nazionale (SSN) non sembra essere in grado di dare una risposta immediata.

La salute mentale, infatti, riceve solo il 3,6 % delle risorse del Fondo Sanitario Nazionale ma per far fronte alla spesa attuale ed emergente la percentuale dovrebbe arrivare al 6%, il che significa circa 7 miliardi di euro.

Le aziende che hanno a cuore la salute delle proprie persone possono svolgere un ruolo importante mettendo il benessere psicologico ed emotivo al centro delle loro strategie di benessere.

Secondo la società di consulenza internazionale Mercer Marsh Benefits*, le aziende che implementano efficaci strategie in tema di salute e benessere delle persone sono in grado di generare un importante vantaggio competitivo.

Al fine di introdurre un’efficace strategia in ambito di benessere emotivo e psicologico è importante considerare diversi aspetti chiave.

In primo luogo, è fondamentale comprendere i bisogni dei lavoratori e dei loro familiari: analizzare i dati disponibili in azienda, gli andamenti dei piani di assistenza sanitaria integrativa e condurre delle survey mirate permette di comprendere gli aspetti critici e definire delle prime ipotesi di programmi e le risorse da mobilitare.

È poi necessario implementare soluzioni in grado di generare valore per le persone che vadano oltre i tradizionali servizi degli Employee Assistance Programs (EAP), basati esclusivamente sul supporto telefonico, e rafforzare le forme di assistenza sanitaria integrativa che spesso non forniscono adeguate prestazioni nell’area della prevenzione e della cura dei disturbi mentali.

Programmi di formazione, comunicazione e counseling devono essere accompagnati da iniziative di supporto psicologico che utilizzino strumenti innovativi quali la telemedicina e le tecnologie digitali sia nell’ambito della prevenzione sia nella cura e monitoraggio.

L’impatto conseguente alla sperimentazione di questi programmi ha portato, nei primi due anni, a una riduzione di oltre un decimo di casi e costi legati al disturbo mentale, oltre che a un generale miglioramento dell’outcome del paziente (60%).

Tutto questo senza evidentemente trascurare le altre dimensioni del benessere, ovvero quello fisico, economico e sociale.

A cura di Marcello Marchese

* Turning health risk into value: Are you supporting mental well-being?, 2021