Nella seconda decade di luglio, ASSIDIM ha realizzato una breve indagine online con la propria community di assistiti su salute e welfare aziendale.

Malgrado il dibattito sull’importanza della salute e del benessere in azienda sia apertissimo, ciò che emerge dai risultati del questionario è che, rispetto agli anni passati, i dipendenti hanno maggiore consapevolezza dei benefici del welfare aziendale.

Parlare però di piani di welfare è come parlare di un mare magnum contenente misure tra le più disparate, da un buono Amazon a un’assistenza per la non autosufficienza, per esempio. Un piano di welfare può contenere infatti sia i cosiddetti employee che i flexible benefit, entrambi disciplinati dalla stessa fonte normativa, ovvero l’art. 51 comma II del TUIR/86.

La scelta del datore di lavoro di adottare un piano di welfare dovrebbe essere dettata non tanto (e non solo) da logiche di budget, quanto dall’ascolto e dall’attenzione verso i bisogni espressi dalle persone che, inevitabilmente, generano un impatto sul benessere organizzativo e aziendale.

ASSIDIM, che da sempre tutela i fondamentali della salute, incoraggia le aziende a proteggere la salute dei propri dipendenti e familiari, non ha dubbi a riguardo.

L’obiettivo – testimoniato anche dall’intervista di Antonio Corrias per tuttowelfare.info: https://youtu.be/NbfWarMgnXc  è quello di mettere la persona al centro e puntare al suo benessere, nella ferma convinzione che una buona vita fuori dall’azienda vada di pari passo con una buona produttività dentro l’azienda.

Tornando alla survey online, la cui copertura ha raggiunto livelli statisticamente rappresentativi di persone assistite e non da fondi sanitari, si è voluto indagare il livello di conoscenza e soprattutto di percezione dei nuovi bisogni legati alla salute e alla conciliazione vita – lavoro.

Dall’analisi delle risposte al questionario, quello delineato è un quadro che riflette in buona parte quanto dimostrato da numerose ricerche e indagini rispetto al ruolo che dovrebbe assumere la sanità integrativa, non solo in riferimento alla sfera lavorativa, bensì alla funzione sempre più complementare rispetto al Servizio Sanitario Nazionale (SSN), in uno scenario in cui l’SSN sembra arretrare e non riuscire più a garantire, specialmente in alcune regioni, i livelli essenziali di assistenza (LEA).

Se, allo stato attuale, i lavoratori associano ancora il tema del welfare aziendale a misure di breve termine e di sostegno al reddito (flexible benefit), si registra una consapevolezza sempre più emergente della necessità di avere un’assistenza garantita dall’azienda contro il rischio di infortuni, invalidità, premorienza, non autosufficienza (employee benefit).

Sulla prevenzione, c’è da rilevare la scarsa conoscenza da parte delle persone coinvolte nel questionario della possibilità di beneficiare di programmi gratuiti di screening garantiti dal SSN, sebbene quasi la totalità dei rispondenti dimostri più sensibilità e attenzione a stili di vita sani e corretta alimentazione (prevenzione primaria).

Infine, sul tema dell’integrazione pubblico-privato per rispondere ai crescenti ed emergenti bisogni di salute dei cittadini, emergono due correnti di pensiero opposte: da una parte, c’è chi sostiene che l’integrazione mina alle fondamenta il principio universalistico sotteso al Welfare State, nonché il diritto individuale alla tutela della salute; dall’altra parte – ed è la parte maggioritaria dei rispondenti – si ritiene invece fondamentale l’integrazione a fronte del costante definanziamento del SSN e dell’aumento contestuale della spesa privata out of pocket delle famiglie.