Il COVID-19 con la sua virulenza e la sua rapida capacità di diffusione sta producendo e produrrà un impatto vieppiù significativo su abitudini e comportamenti individuali e soprattutto sociali.

Proviamo a considerare in questo breve articolo entrambi i tipi di comportamento.

In condizioni di difficoltà e di stress, l’individuo reagisce quasi sempre cambiando i propri comportamenti. Quando il cambiamento dei comportamenti è guidato soltanto da istinto ed emozioni, talvolta può essere controproducente.

Nel caso specifico del COVID-19, per esempio, tra le raccomandazioni utili a prevenire l’infezione rientra l’utilizzo della mascherina, ma non sempre e in ogni circostanza. Occorre sapere come e quando indossarla; parimenti, occorre imparare a lavare le mani in modo corretto e tenere una distanza di sicurezza tra le persone.

Le emozioni di per sé non sono cose negative, sono uno strumento potente che l’essere umano (e non solo) possiede per difendersi.

In molte situazioni, come questa legata all’epidemia da Coronavirus, l’emozione che predomina sulle altre è la paura.

La paura però, al pari dell’ignoranza che consegue alla mancanza di vera informazione e di cui il web talvolta offre una facile sponda, può farci commettere degli errori anche importanti.

Di seguito alcuni esempi di errori da NON fare:

  • fidarsi, appunto, di informazioni derivanti fonti non ufficiali o dal “sentito dire”;
  • diffondere conseguentemente come “vere” delle informazioni quando invece sono semplicemente “viziate” alla fonte e/o frutto delle nostre interpretazioni;
  • utilizzare mascherine sempre e in modo sbagliato, toccando ad esempio con le mani nude la mascherina indossata;
  • non lavarsi le mani frequentemente, specie dopo aver toccato oggetti che chiunque potrebbe toccare (maniglie, contanti, porte, ecc…) o prima di utilizzarle per mangiare;
  • toccarsi con le mani sporche occhi, naso, bocca, sedi di mucose e perciò terreno favorevole alla contaminazione e diffusione del virus;
  • mettere in bocca oggetti senza rendersene conto, per esempio la penna, piuttosto che inumidire con le labbra le dita per sfogliare un giornale;
  • incontrarsi in gruppi di persone nella vita privata. È vero che stare a casa è difficile, soprattutto per i bambini! D’altro canto, però, tenere gli studenti in una classe che per svariate ore diventi un possibile incubatore di infezione, in questo momento, non è molto saggio oltre che prudente;
  • incontrarsi per riunioni di lavoro non realmente indispensabili che potrebbero essere svolte in modo telematico;
  • pensare che le misure preventive siano state pensate solo “per evitare che IO sia contagiato” perché, in realtà, sono importanti anche per evitare che “io possa contagiare gli ALTRI”;
  • credere che la comparsa di sintomi come tosse, raffreddore, febbre, ecc…, NON sia legata al COVID!  È verissimo che ci sono anche tantissime altre ragioni che potrebbero far insorgere questi sintomi, ma MAI va escluso a priori l’infezione da COVID.  Pertanto, le misure preventive (rimanere a casa due settimane dopo aver avuto la febbre, per esempio) vanno osservate;
  • se un nostro familiare molto vicino a noi (per esempio, figlio o coniuge) deve rispettare la quarantena, dobbiamo farlo anche per noi.

In generale, il nostro appello è quello di attenersi scrupolosamente alle raccomandazioni di esperti e rispettare le misure di profilassi adottate dal governo a tutela della salute pubblica.

Si tratta di fare un esercizio non banale, ovvero anteporre la responsabilità collettiva a quella individuale. Ne abbiamo come popolo già dato prova in passato e possiamo farcela anche questa volta.