Come già espresso nell’articolo precedente, il concetto di salute ha subìto con gli anni un’evoluzione significativa.

È cambiata infatti la percezione di salute delle persone, legata e bisogni non strettamente sanitari bensì più propriamente socio – sanitari. Tant’è vero che, nel dibattito pubblico, si discute della possibilità di ripensare il Servizio Sanitario Nazionale, integrando servizi sanitari e socio – sanitari.

In attesa allora di ribattezzarlo “Servizio Socio – Sanitario”, tutti gli stakeholders – pubblici e privati – che operano nel settore sono chiamati a dare risposta ai bisogni conseguenti all’aumento della speranza di vita alla nascita e dell’aspettativa di vita oltre i 65 anni (ISTAT, 2019).

Tra i tanti, uno di questi bisogni è quello dell’aderenza terapeutica, un problema di crescente rilievo per molti paesi e, nel caso specifico, per l’Italia che è oggi il secondo paese più longevo al mondo dopo il Giappone (ISTAT, 2018).

L’aderenza terapeutica è definita come il rispetto delle prescrizioni e raccomandazioni del medico da parte delle persone che seguono un determinato protocollo medico o terapia farmacologica. La scarsa aderenza terapeutica ha un impatto significativo sia sotto il profilo clinico che della sostenibilità dei sistemi sanitari. È infatti associata a un aumento degli interventi di assistenza sanitaria, della mortalità e delle morbilità: ogni anno muoiono circa 200 mila persone in Europa per mancata aderenza alle terapie, mentre l’impatto sui costi per i ricoveri evitabili è di 130 miliardi di euro (Raccomandazione civica per l’aderenza terapeutica, Cittadinanzattiva, 2018).

L’aderenza terapeutica investe inevitabilmente il tema della cronicità, della disabilità e della non autosufficienza, di cui in Italia si contano rispettivamente 11 e 4 milioni di persone (OASI, 2018).
La gestione della terapia è ancor più difficile infatti quando la condizione è cronica e implica, pertanto, una relazione costante con la malattia nel corso della propria vita.

Secondo i dati ISTAT (2018), in Italia 8 milioni di persone si prendono cura dei propri genitori o familiari anziani e la preoccupazione che ne consegue può essere fonte di stress e diminuzione delle performances anche sul lavoro.

Al fine di migliorare benessere e qualità della vita dei dipendenti, conciliare tempi di vita e lavoro (work life balance), ASSIDIM ha identificato Trillío come una delle soluzioni più adeguate e innovative presenti sul mercato. Trillío, ideato dalla start-up italiana La Comanda, si presenta come una sveglia-promemoria per l’assunzione di medicine, ma in realtà è un dispositivo collegato in rete a una piattaforma che si attiva in caso di emergenza. Il suo funzionamento è molto facile e intuitivo anche per l’anziano: Trillío suona e lampeggia quando il paziente deve assumere le medicine e si disattiva come una normale sveglia; è connesso con i device dei parenti o assistenti più prossimi per avvertirli che il genitore abbia assunto correttamente i medicinali; se non viene interrotta la suoneria, si attiva la rete di sostegno di chi si prende cura dell’anziano.

Il valore aggiunto della partnership ASSIDIM – Trillío consiste nella possibilità di: monitorare i dati della persona che utilizza il dispositivo; sensibilizzare il caregiver chiamato a rimodellare spesso a fatica i propri equilibri esistenziali; contribuire all’estrinsecazione dell’emporwement della persona affetta da patologie croniche, facendo in modo che sia sempre “connessa” con gli altri soggetti coinvolti nel processo (caregiver, medico, farmacista, specialistica, ecc…).

I vantaggi che ne derivano impattano sul benessere individuale, familiare e aziendale, oltreché a garantire una maggiore efficienza del sistema sanitario.

Per approfondimenti, ti invitiamo a visitare il sito di ASSIDIM e quello di Trillío.

Per leggere l’articolo pubblicato su Tuttowelfare cliccare sul link seguente: Basta un Trillio e la pillola va giù